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Un racconto della nostra avventura a Tenerife in collaborazione con The Brandformance Society, un’avventura indimenticabile.

Partiamo dal principio. Ormai con ‘sta storia del flow vi abbiamo fatto una testa così, ma mica possiamo scrivere di qualcosa di così importante senza farvi capire veramente di cosa parliamo.

Poi, siamo una casa di produzione, mica filosofi, quindi ve lo spieghiamo a parole nostre.

Correva il 1988 quando Ayrton Senna correva con la sua McLaren V12 con cambio manuale lungo i muretti di Montecarlo. Senna era un pilota estremamente religioso, quasi mistico per certi versi. Durante un giro di prova, per gli appassionati il Giro, rifilò un secondo e mezzo al suo inseguitore e due secondi al terzo. Un giro incredibile e un record che durò per quasi quarant’anni. Al termine della qualifica Ayrton affermò “Ero in un’altra dimensione”. Disse che vide Dio, quel giorno tra i muretti di Montecarlo.

Quella per noi è la massima definizione di stato di flow. Una sorta di stato di astrazione profondo, a metà tra la concentrazione e la leggerezza, dove tutto ti riesce perfettamente, senza sforzo ma con la massima concentrazione. Lo stato di flow è un filo sottilissimo tra due vette sul quale cammini in equilibrio. Quando riesci a mantenerlo, tutto si incastra perfettamente e tutto scorre come l’acqua in un fiume, naturale e complicatissimo al contempo. Questa per noi è stata l’avventura a Tenerife insieme a The Brandformance Society. Ma cosa è successo? Partiamo dal principio.

Gennaio, freddo e nebbia in terra veneta, ma c’è una buona notizia, una gran buona notizia: andiamo a Tenerife insieme a un team speciale per scattare e girare la campagna SS24 di My Style Bags insieme a The Brandformance Society. Un team creativo, appassionato, ultra professionale e divertente, un casting incredibile, una location che beh, conosciamo benissimo per la sua magia. Di che stiamo parlando?

Partenza molto Yukon dobbiamo ammettere: arrivo a Bergamo, decollo alle 4 del mattino dopo quantità che preferiamo non confessare di caffè. Ma va bene. Proviamo a dormire in aereo e dopo sole 4 ore siamo a Tenerife. 26 gradi, ciaone. Prendiamo le auto, andiamo in hotel, molliamo i bagagli e si parte col sopralluogo insieme ai nostri location manager isolani. Dei posti incredibili, una luce che riempie lo spazio come nessuna. Sarà il salso nell’aria, sarà la sabbia che arriva dal Sahara, ma, come dice sempre Alfo, “a Tenerife la luce gira diversamente”.

La pre produzione ha visto uno sforzo congiunto di The Brandformance Society e Yukon, ma sicuramente avere occhi sull’isola ci ha aiutato. I nostri scouter e location manager hanno saputo fornirci una serie di posti meravigliosi, ma c’è da andarli a vedere. Un duro lavoro ma qualcuno dovrà pur farlo. Prendiamo il van, andiamo a vederle tutte e quattro. Le idee sono chiare:

  • centro città
  • spiaggia
  • deserto di arenaria
  • deserto roccia e cactus

Il mood è “slow life”, raccontiamo cosa significa assaporare il momento. Semplice, no? No. Incappare in un output troppo soporifero è un attimo. Si, il mood di riferimento rispecchia perfettamente quello che amiamo tradurre in immagini, ma sempre all’erta.

Facendoci spazio tra una paella e l’altra concludiamo lo scouting e torniamo in hotel, dove il resto del team ci sta aspettando. Il programma recita un solenne “contenuti mood” nel pomeriggio tardo del primo giorno. L’adrenalina è troppa, montiamo l’attrezzatura e andiamo. Lì, in quelle due ore che ci hanno visti impegnati nella location del deserto dei cactus, vediamo uno dei tramonti più spettacolari di sempre. Vi lasciamo con qualche foto, giusto per intenderci. Alleniamo gli occhi, prendiamo il ritmo giusto, che domani è il grande giorno. That’s a wrap, torniamo in hotel nelle prime luci della sera, consapevoli che Tenerife ha un modo tutto suo di darti il benvenuto.

Cenetta fantastica nel ristorante accanto, nel quale tra l’altro troviamo anche una simpaticissima cameriera di Bassano del Grappa. Al suo “Ma raga io sono di Bassano”, parte una ola che leggende del posto dicono che stia ancora continuando. Ma stasera facciamo i seri, domani c’è la campagna.

 

Sveglia alle 6, che già pare un miracolo rispetto alle 4 del giorno prima. Colazione, carichiamo armi e bagagli, si parte. Primo spot: spiaggia. 

Iniziamo con duecento nodi almeno di vento e sabbia come proiettili. Ma noi siamo stati in Islanda, ti pare che sia un problema? Andiamo avanti e riusciamo a raccontare momenti d’incanto, movimenti, sorrisi, pose incredibili con i nostri due modelli, Chiara e Davide. Bravi e belli è dire niente. Tra uno scatto e l’altro, quando ha più di un minuto di tempo Davide riesce anche a farsi delle trazioni. D’altronde un fisico come quello mica ti viene sollevando polemiche o lanciando coriandoli. Tutto scorre alla perfezione, mentre Fabio, il direttore creativo di The Brandformance Society ci dirige e scatta il backstage più epico che abbiamo mai avuto. 

Finiamo, voliamo nel centro città. Familiare per certi punti di vista per architetture e atmosfera. Ci impegniamo in inquadrature più eleganti, meno movimentate e più composte. Tutto liscio. Pranzo incredibile, tra le vie di una città che ha il sapore di un paese cubano. Lento, perfettamente in mood. Eravamo completamente assorti nell’atmosfera del lavoro, dell’isola. La colonna sonora del momento ci viene data da un ragazzo, un musicista di strada che suonava la chitarra da Dio a pochi metri da noi. Non poteva suonare altri che Bob Dylan, ovviamente. Momenti magici.

Ma bando alle ciance, prendiamo il van e ci dirigiamo verso il terzo spot, il deserto di arenaria, o quantomeno è così che lo definiamo noi: una enorme scultura di arenaria che in fronte ha scritto “fotografami” oppure “fashion film” a seconda delle velleità del professionista. Scaliamo l’arenaria come degli alpinisti solo più fashion, somigliamo a Bresson e Tarantino, solo più simpatici, quando vediamo le linee del paesaggio. Volevamo fare la campagna della vita, perché quella è la location più bella che abbiamo mai visto.
Saliamo in pochi dandoci una mano, foto, video, still life. Andiamo alla prossima, lasciamo che siano le immagini a raccontare tutti gli spot.

Infine, di nuovo, il deserto dei cactus. Tenerife dà, Tenerife toglie, Intuiamo che il tramonto del giorno prima è solo un ricordo, la sabbia del deserto copre l’orizzonte di una fitta coltre, ma almeno abbiamo un frost gigante nel cielo. Sapevamo che basta un attimo e la luce cambia repentinamente e completamente. Ma la gestiamo. Scattiamo e giriamo in movimento facendo attenzione a non inciampare sulle rocce vulcaniche che costellano quella parte dell’isola. Un’ora di set, non di più perché la luce sta per svanire. Ci portiamo a casa tutte le inquadrature che più volevamo e finiamo il set.

Chiudiamo il tutto con una delle stories leggendarie di Fabio. Una foto di gruppo con autoscatto, sembrava, invece ci burla con un “raga è un video!”, e giù tutti a ridere.

Tenerife 24 è stata indubitabilmente una delle esperienze lavorative e anche umane più belle della nostra vita. Perché? Perché le persone, pensiamo, la fanno la differenza. Lavorare in questo modo, facendo collimare un livello creativo e organizzativo altissimo insieme al fattore umano, ci ha permesso di mantenere lo stato di flow per giorni interi. Avremmo potuto andare avanti settimane a scattare così, sebbene i ritmi fossero serrati. Una meraviglia. Che team, che viaggio.

Guarda gli scatti e il video della campagna adv realizzati per My Style Bags.

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